Samuel: a me il film non è piaciuto, perchè mi sembra troppo violento. I ragazzi protagonisti provengono da famiglie povere e disagiate, quindi loro sfogano la loro rabbia appena possibile.
Anna:a me il film è piaciuto molto, soprattutto quando un giocatore per punizione avrebbe dovuto fare duemila piegamenti, però viene aiutato dai compagni, perchè una squadra non è semplicemente un gruppo di ragazzi che gioca, anzi una squadra è amicizia, collaborazione e condivisione, e tutto questo perchè ogni giocatore sprigiona valori veri per vincere.
Arianna: a me il film è piaciuto e mi è sembrato interessante, anche se in alcune parti è abbastanza complicato da capire.
Lorenzo: grazie al coach Carter, i ragazzi hanno capito che con sacrifici e molto studio sarebbero riusciti a diventare ottime persone, senza passare per la via della delinquenza.
Zaineb: ero molto dispiaciuta nel finale, perché
nell'ultima partita stavano quasi per vincere, ma hanno perso, però hanno avuto le borse di studio per continuare a studiare.
Maikol: mi sono piaciute le musiche.
Dennis: il film mi è piaciuto perchè i ragazzi hanno fatto gioco di squadra ed erano felici, perchè vincevano le partite.
diario di bordo di una maestra e dell'ultimo anno di scuola primaria della sua classe: la VE, per l'appunto
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giovedì 28 settembre 2017
domenica 24 settembre 2017
PROGETTO CINEFORUM DELLE CLASSI QUINTE
SCUOLA PRIMARIA DI NOCETO
Le docenti delle classi quinte della scuola primaria R.Pezzani di Noceto intendono realizzare in questo anno scolastico una serie di attività legate alla visione collettiva di alcuni film di particolare significato e contenuti educativi.
Il primo dei film scelti è stato proiettato in aula magna venerdì scorso, 22 settembre; si tratta di "Coach Carter", film americano del 2005 diretto da Thomas Carter e interpretato da Samuel L. Jackson.
Gli altri tre film in programma saranno: "La vita è bella" di Roberto Benigni, "E.T." di S.Spielberg e "Temple Grandin" di M.Jackson (film tv del 2010 che parla di una straordinaria donna affetta da autismo, che ha rivoluzionato con i suoi studi il modo di trattare gli animali negli allevamenti di bestiame).
SCUOLA PRIMARIA DI NOCETO
Le docenti delle classi quinte della scuola primaria R.Pezzani di Noceto intendono realizzare in questo anno scolastico una serie di attività legate alla visione collettiva di alcuni film di particolare significato e contenuti educativi.
Il primo dei film scelti è stato proiettato in aula magna venerdì scorso, 22 settembre; si tratta di "Coach Carter", film americano del 2005 diretto da Thomas Carter e interpretato da Samuel L. Jackson.
Gli altri tre film in programma saranno: "La vita è bella" di Roberto Benigni, "E.T." di S.Spielberg e "Temple Grandin" di M.Jackson (film tv del 2010 che parla di una straordinaria donna affetta da autismo, che ha rivoluzionato con i suoi studi il modo di trattare gli animali negli allevamenti di bestiame).
lunedì 18 settembre 2017
giovedì 10 agosto 2017
La notte del 10 agosto è forse quella più attesa dell'anno: è la notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti. La tradizione vuole che la pioggia di stelle cadenti siano le lacrime versate dal Santo durante il suo supplizio, che si aggirano per sempre nei cieli, scendendo sulla Terra solo il giorno in cui Lorenzo morì. Si crea così una magica atmosfera in cui si crede alla possibilità che i propri desideri si possano avverare...
Ma "10 agosto" è anche il titolo della poesia più famosa di Giovanni Pascoli, che parla della morte del padre Ruggero, ucciso 150 anni fa mentre tornava a casa...
San Lorenzo, io lo so perchè tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde* e cade, perchè si gran pianto *brucia
nel concavo* cielo sfavilla. *il cielo visto dalla Terra sembra una grande volta
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini*; *cespugli spinosi
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini. (la rondine era per i suoi piccoli l'unica fonte di sostentamento, così come il padre Ruggero per la sua famiglia)
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano*; *il cielo è lontano, indifferente al dramma
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo* tornava al suo nido*: *suo padre/*a casa sua
l'uccisero; disse: Perdono*; *perdonò i suoi assassini
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono. (per le sue due figliolette)
Ora là, nella casa romita*, *solitaria
lo aspettano, aspettano* invano; *il verbo è ripetuto due volte per dare l'idea dell'angoscia
egli immobile, attonito*, addita *stupito di tanta malvagità
le bambole al cielo lontano*. *il cielo lontano è Dio, che guarda dall'alto indifferente
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale.
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male*! *la Terra è un oscuro frammento nella vastità dell'universo, dominato dal Male
Giovanni Pascoli
Commento:Questa poesia fu pubblicata nel 1896; rievoca uno dei fatti più dolorosi della vita di Pascoli, la morte violenta del padre. Il giorno di San Lorenzo, 10 agosto, Ruggero Pascoli venne assassinato a colpi di fucile da ignoti mentre stava tornando a casa sul suo calesse.
Attraverso la poesia Pascoli vuole trasmettere la sua tristezza per la mancanza del padre assassinato e lo mette a confronto con una rondine abbattuta che ha nel becco il cibo per i suoi rondinini; il padre portava a casa le bambole alle figlie e il suo assassinio è la dimostrazione che l'ingiustizia e il male prevalgono sulla Terra.
Ma "10 agosto" è anche il titolo della poesia più famosa di Giovanni Pascoli, che parla della morte del padre Ruggero, ucciso 150 anni fa mentre tornava a casa...
San Lorenzo, io lo so perchè tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde* e cade, perchè si gran pianto *brucia
nel concavo* cielo sfavilla. *il cielo visto dalla Terra sembra una grande volta
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini*; *cespugli spinosi
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini. (la rondine era per i suoi piccoli l'unica fonte di sostentamento, così come il padre Ruggero per la sua famiglia)
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano*; *il cielo è lontano, indifferente al dramma
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo* tornava al suo nido*: *suo padre/*a casa sua
l'uccisero; disse: Perdono*; *perdonò i suoi assassini
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono. (per le sue due figliolette)
Ora là, nella casa romita*, *solitaria
lo aspettano, aspettano* invano; *il verbo è ripetuto due volte per dare l'idea dell'angoscia
egli immobile, attonito*, addita *stupito di tanta malvagità
le bambole al cielo lontano*. *il cielo lontano è Dio, che guarda dall'alto indifferente
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale.
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male*! *la Terra è un oscuro frammento nella vastità dell'universo, dominato dal Male
Giovanni Pascoli
Commento:Questa poesia fu pubblicata nel 1896; rievoca uno dei fatti più dolorosi della vita di Pascoli, la morte violenta del padre. Il giorno di San Lorenzo, 10 agosto, Ruggero Pascoli venne assassinato a colpi di fucile da ignoti mentre stava tornando a casa sul suo calesse.
Attraverso la poesia Pascoli vuole trasmettere la sua tristezza per la mancanza del padre assassinato e lo mette a confronto con una rondine abbattuta che ha nel becco il cibo per i suoi rondinini; il padre portava a casa le bambole alle figlie e il suo assassinio è la dimostrazione che l'ingiustizia e il male prevalgono sulla Terra.
mercoledì 9 agosto 2017
Le nuove tecnologie ci rendono stupidi?
Da tanto tempo utilizzo le "nuove" tecnologie a scuola e nella vita quotidiana, ma questo libro mi ha incuriosito e questa estate l'ho letto: è abbastanza inquietante e credo vada letto da tutti coloro che hanno a cuore l'educazione e il futuro dei nostri ragazzi.
Sono una docente, e anche, soprattutto, una mamma e una nonna, quindi i temi trattati mi riguardano molto da vicino, e alcuni brani del libro mi hanno particolarmente colpita. Quindi li trascrivo qui, sperando di incuriosire qualcuno e spingerlo ad approfondire le proprie conoscenze. Dico subito che l'autore è si uno scienziato, ma il linguaggio usato non è specifico e quindi la lettura è facile e divertente.
Continuerò ovviamente ad utilizzare i vari devices e internet, e continuerò a farlo nell'ottica di trasmettere nei ragazzi che mi competono l'idea di utilizzo consapevole e pertinente.
Dalla Premessa:...Mentre il consumo di alcol, nicotina e persino droghe leggere e pesanti ha fatto registrare una diminuzione, la dipendenza da computer e internet sta aumentando drammaticamente.
...i neuroscienziati riscontrano tra i giovani adulti un aumento dei disturbi della memoria, dell'attenzione e della concentrazione, oltre ad appiattimento emotivo e generale ottusità.
....
Dalla Introduzione: Google ci rende stupidi? E' il titolo di un saggio critico sui media del giornalista ed esperto di internet americano Nicholas Carr.
...Secondo la moderna ricerca neuroscientifica l'utilizzo dei media digitali solleva preoccupazioni di portata generale. Il cervello muta in continuazione, di conseguenza il contatto quotidiano con i mezzi di comunicazione digitali non può restare privo di effetti sugli utenti.
I media digitali- computer, smartphone, console di gioco e televisione- cambiano la nostra vita.
.....
Da Capitolo 9: Nativi digitali:mito e realtà.
...Il termine è stato coniato dal pedagogo e giornalista americano Marc Prensky, che lo utilizzò più di dieci anni fa in due saggi, e si riferisce alla generazione nata dopo il 1980, ovvero quando i computer e internet erano entrati ormai a far parte della vita quotidiana. Nel 2010 questa generazione ha raggiunto i 20-30 anni e sono quindi chiamati anche "generazione del millennio"...
...Il concetto di nativo digitale si riallaccia alla definizione di native speaker (madrelingua) e si riferisce al fatto che la lingua madre si impara e si padroneggia in maniera diversa rispetto a una lingua straniera. Nella lingua madre si pensa e si sogna...ciascuno è parte della propria cultura e non è più in grado di cancellare (nel parlare come nel pensare) il proprio accento. Poichè ogni individuo cresce in una comunità linguistica, ciascuno ha una lingua madre. I nativi digitali hanno la stessa caratteristica: la loro patria è il mondo digitale della moderna tecnologia informatica.
...
Il tipico nativo digitale è sempre on-line; è perennemente in contatto con amici e parenti attraverso e-mail, sms, o social network, ascolta musica per diverse ore al giorno e continua a fare tutto questo anche la sera davanti alla tv....
...
Sulla base degli studi neuroscientifici e in particolare delle ricerche sulla neuroplasticità e l'evoluzione del cervello...lo stile di vita di un nativo digitale non può non avere conseguenze.
....
Conclusione: ...chi crede che si tratti di una generazione di bambini prodigio digitali si sbaglia.
...
Dal Capitolo 10: Multitasking: attenzione disturbata.
Secondo uno studio americano, l'individuo moderno interrompe il proprio lavoro ogni 11 minuti.
Il cellulare suona e vibra in tasca; e-mail e messaggini sono annunciati da brevi squilli e, qualunque cosa la persona stia facendo, naturalmente ricevono subito risposta. La nostra vita nell'epoca digitale si definisce soprattutto dal fatto che facciamo sempre più cose nello stesso momento: navighiamo in rete, ascoltiamo musica, scriviamo sms sul cellulare e nel frattempo leggiamo un articolo sul giornale. La televisione è accesa in sottofondo e, come se non bastasse, poi si mette a suonare anche il telefono fisso.
....
Conclusione: Numerosi test dimostrano che chi utilizza contemporaneamente diversi media digitali presenta problemi rispetto al controllo della propria mente. In relazione a tutte le attività mentali necessarie per il multitasking, i multitasker ottengono risultati peggiori dei non multitasker.
....
Spero vivamente di aver scatenato qualche perplessità e dunque la volontà di saperne di più. Io stessa ho acquistato il libro dopo aver ascoltato un formatore di cui non ho avuto una buona impressione. Insomma, si può e si deve ampliare le proprie conoscenze anche partendo da critiche e idee discordanti o contrastanti. Poi in tutta coscienza si decide...
giovedì 20 luglio 2017
Scheda libro
Nome ……………………………………………
Cognome ……………… Data
..…………………...
TITOLO DEL LIBRO:
AUTORE.
ANNO DI PUBBLICAZIONE:
EDITORE:
Genere a cui appartiene il libro: È
un romanzo: fantastico, avventuroso, giallo, horror, psicologico,
storico; è una raccolta di racconti, è un libro costruito ad
episodi, è un romanzo epistolare, è un diario; è un saggio, un
libro di notizie, di informazioni scientifiche, di riflessioni....
Tempi e luoghi di ambientazione:
Personaggi principali
:Descritti e analizzati nelle loro caratteristiche positivi e
negative, che ruolo hanno nel racconto, quale il più simpatico e il
più antipatico, in quale ti puoi immedesimare.
Trama : Utilizzare il tempo
presente, non il passato remoto.
Com'è il lessico (cioè le
parole usate nel libro): semplice, chiaro, ricco, raffinato,
difficile…
Il narratore è esterno o interno
(Cioè il libro è narrato in prima o in terza persona)?
Arricchimenti ricevuti (Notizie
storiche, geografiche, scientifiche…):
Osservazioni personali :Il
libro mi è piaciuto? Perché? Mi sono riconosciuto
totalmente/parzialmente in un personaggio, ho osservato la realtà da
un punto di vista che non avevo mai considerato prima? Quale momento
mi è piaciuto di più? Ho trovato la storia divertente,
appassionante, coinvolgente, drammatica, tenera…?
Piccoli Lettori crescono
L'autore (e insegnante) francese Daniel Pennac ha stilato, nel libro “Come un romanzo”, i dieci diritti del lettore, da leggere, studiare e non smettere mai di rispettare…
“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…”. Non si possono obbligare le persone a leggere, ci dice Daniel Pennac, non si può non soltanto perché leggere non è obbligatorio ma anche perché, con la costrizione, si ottiene l’effetto contrario.
1. Il diritto di non leggere. Il primo e più importante dei diritti, il diritto di non leggere è fondamentale perché rende la lettura una scelta, accrescendo ancor di più il valore del gesto. Oltre a questo, è un diritto che sottolinea quanto sia legittimo preferire, alla lettura di un libro, la visione di un film, un’ora di sonno, un ora di corsa, una partita a calcio o a pallavolo…
2. Il diritto di saltare le pagine. Tanti libri – specie in alcune descrizioni – si rivelano a tratti noiosi. Il diritto di saltare le pagine ci sgrava del senso di colpa che abbiamo provato più e più volte nel saltare più e più righe, ansiosi di andare avanti senza leggere alcune parti a nostro parere inutili.
3. Il diritto di non finire il libro. Non è obbligatorio finire un libro che si è iniziato, eppure abbiamo provato tutti quel senso di inadeguatezza che si prova nell’abbandonare la lettura di un libro definito un classico, un capolavoro. Abbiamo vissuto questo abbandono come una sconfitta. In realtà, lasciare un libro a metà è un nostro inalienabile diritto.
4. Il diritto di rileggere. Tanti si chiedono perché stai leggendo ancora quel libro, “Ma non l’hai letto già tre volte?”. E allora? Qual è il problema? Rileggere ciò che abbiamo amato è stimolante, permette di entrare ancor più in empatia con uno scrittore e le sue opere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa. Abbiamo il diritto di leggere ciò che vogliamo, dal rosa al giallo, dal thriller allo storico, dai romanzi definibili con un genere ai romanzi non definibili. Nessuno ha il diritto, invece, di criticare le scelte di lettura delle altre persone.
6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa). E’ uno dei diritti più belli: il diritto a emozionarsi, a lasciarsi prendere dalla storia. Il diritto a piangere, se è il caso. I libri possono salvarci la vita e nella vita abbiamo tutti bisogno di momenti di evasione e di puro godimento.
7. Il diritto di leggere ovunque. I luoghi dedicati alla lettura ci sono ma non sono gli unici posti in cui si può prendere un libro e leggere. Certo, è bello leggere in biblioteca e in libreria, ma è altrettanto bello leggere in metro, sull’autobus, su una panchina, in coda al bancomat, e anche camminando – seppur stando attenti ai pali.
8. Il diritto di spizzicare. Abbiamo il diritto di leggere un paio di pagine, una pagina o anche solo qualche riga, per poi lasciare quel libro, prenderne un altro e far con quello la stessa cosa.
9. Il diritto di leggere ad alta voce. Leggere ad alta voce è magico, c’è poco da fare. Ognuno di noi dovrebbe sempre avere al suo fianco qualcuno disposto ad ascoltare. Trasforma completamente la lettura.
10. Il diritto di tacere. L’ultimo è il più enigmatico. Può voler dire semplicemente che non siamo costretti sempre a parlare. La lettura è una azione – a meno che non ci si avvalga del diritto n. 9 – quanto mai silenziosa. Pennac commenta così questo diritto: “L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui”. DANIEL PENNAC
https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac
“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…”. Non si possono obbligare le persone a leggere, ci dice Daniel Pennac, non si può non soltanto perché leggere non è obbligatorio ma anche perché, con la costrizione, si ottiene l’effetto contrario.
1. Il diritto di non leggere. Il primo e più importante dei diritti, il diritto di non leggere è fondamentale perché rende la lettura una scelta, accrescendo ancor di più il valore del gesto. Oltre a questo, è un diritto che sottolinea quanto sia legittimo preferire, alla lettura di un libro, la visione di un film, un’ora di sonno, un ora di corsa, una partita a calcio o a pallavolo…
2. Il diritto di saltare le pagine. Tanti libri – specie in alcune descrizioni – si rivelano a tratti noiosi. Il diritto di saltare le pagine ci sgrava del senso di colpa che abbiamo provato più e più volte nel saltare più e più righe, ansiosi di andare avanti senza leggere alcune parti a nostro parere inutili.
3. Il diritto di non finire il libro. Non è obbligatorio finire un libro che si è iniziato, eppure abbiamo provato tutti quel senso di inadeguatezza che si prova nell’abbandonare la lettura di un libro definito un classico, un capolavoro. Abbiamo vissuto questo abbandono come una sconfitta. In realtà, lasciare un libro a metà è un nostro inalienabile diritto.
4. Il diritto di rileggere. Tanti si chiedono perché stai leggendo ancora quel libro, “Ma non l’hai letto già tre volte?”. E allora? Qual è il problema? Rileggere ciò che abbiamo amato è stimolante, permette di entrare ancor più in empatia con uno scrittore e le sue opere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa. Abbiamo il diritto di leggere ciò che vogliamo, dal rosa al giallo, dal thriller allo storico, dai romanzi definibili con un genere ai romanzi non definibili. Nessuno ha il diritto, invece, di criticare le scelte di lettura delle altre persone.
6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa). E’ uno dei diritti più belli: il diritto a emozionarsi, a lasciarsi prendere dalla storia. Il diritto a piangere, se è il caso. I libri possono salvarci la vita e nella vita abbiamo tutti bisogno di momenti di evasione e di puro godimento.
7. Il diritto di leggere ovunque. I luoghi dedicati alla lettura ci sono ma non sono gli unici posti in cui si può prendere un libro e leggere. Certo, è bello leggere in biblioteca e in libreria, ma è altrettanto bello leggere in metro, sull’autobus, su una panchina, in coda al bancomat, e anche camminando – seppur stando attenti ai pali.
8. Il diritto di spizzicare. Abbiamo il diritto di leggere un paio di pagine, una pagina o anche solo qualche riga, per poi lasciare quel libro, prenderne un altro e far con quello la stessa cosa.
9. Il diritto di leggere ad alta voce. Leggere ad alta voce è magico, c’è poco da fare. Ognuno di noi dovrebbe sempre avere al suo fianco qualcuno disposto ad ascoltare. Trasforma completamente la lettura.
10. Il diritto di tacere. L’ultimo è il più enigmatico. Può voler dire semplicemente che non siamo costretti sempre a parlare. La lettura è una azione – a meno che non ci si avvalga del diritto n. 9 – quanto mai silenziosa. Pennac commenta così questo diritto: “L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui”. DANIEL PENNAC
https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac
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